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SPETTACOLIA Roma, come anche nelle province romane, la maggior parte delle attività teatrali e anfiteatrali si svolgono nel corso delle feste a carattere religioso e, raramente, anche in occasione di vittorie militari, di consacrazione di pubblici edifici o per i funerali di importanti personalità. "Panem et circenses"...Questi sono gli elementi che rendono possibili e graditi i "ludi Circenses", i quali avvengono esclusivamente negli anfiteatri.
venationes ( scene di caccia impreziosite dalla presenza di animali feroci reali, quasi sempre provenienti dalle province del continente africano) , esecuzioni ad bestias dei condannati e tra tutti i più richiesti, i "munera Gladiatoria". Oltre ai "munera Gladiatoria", si tengono anche altre gare, quali per esempio, i "ludi Troiani", un’attività di tipo equestre, riservata solo ai figli dei nobili, in quanto non pericolosa. Poi vi sono i "ludi Teatrali", con rappresentazioni mitologiche e riproduzioni di scene di battaglie celebri per la storia di Roma e infine le "Naumachie", combattimenti navali, per l’attuazione dei quali vengono utilizzati degli appositi impianti idrici in grado di riempire di acqua un bacino artificiale costruito all’interno dell’anfiteatro. Più spesso però venivano organizzate al molo di Ostia o comunque in arene diverse dall'Anfiteatro Flavio. L’organizzazione dei giochi gladiatori si diffuse in tutte le città romane, perché per i politici, loro finanziatori, erano un importante strumento di propaganda e popolarità. |
LE VENATIONES- I VENATORES - I gladiatori sono sottoposti a particolare allenamento con il quale si cerca di aumentarne la velocità, la stabilità sulle piante e la potenza d’urto del colpo al petto della fiera. I venatores scendono nell’arena calzando leggero: suola larga e flessibile; non indossano né una corazza sul petto (pectolrale), né schinieri (ocrae) ma solo una corta e sciolta tunica perché non sia d’impedimento e per assicurare maggior mobilità. La tunica sulle spalle, sul petto e al bordo basso porta rettangoli o cerchietti variamente ornati e diversamente colorati; senza elmo in testa e senza scudo, i venatores con entrambe le mani impugnano l’hasta, lancia dalla punta tricuspide, sotto munita di ferri ricurvi per evitare che la lancia possa essere ritirata dal corpo trafitto della belva. - LA VENATIO - La caccia attira spettatori spinti nell’anfiteatro dalla curiosità di vedere animali esotici mai prima visti, ma nondimeno dal desiderio di osservare in prima persona il valore e la disciplina delle legioni Non sono però solo le belve ad attirare gli spettatori, ma anche gli scenari che i fabri circenses inventavno sempre nuovi e diversi, ricreando visioni di terre ignote e lontane, delle quali giungono solo notizie dai mercanti , dai veterani congedati, che ne favoleggiavano le ricchezze e la pericolosità. Il binomio scenari e fiere, accresce negli spettatori il sentimento di fierezza nella constatazione della grandezza di Roma.
All'inizio, le venationessi tenevano solitamente al mattino, come introduzione e complemento ai combattimenti gladiatori, che iniziavano nel pomeriggio. In ogni caso, , le cacce divennero uno spettacolo a sé stante, e presto sono iniziate nel pomeriggio e talvolta durano per giorni. Le feroci belve sono catturate in tutto l’impero, trasportate alle loro diverse destinazioni e tenute sino al giorno dello spettacolo. Il numero di animali uccisi è stupefacente: migliaia di bestie uccise in una sola giornata, in occasione dell'inaugurazione dell’Anfiteatro.
I venatores sono divisi in categorie a seconda del ruolo svolto nello spettacolo. Essi corrono il rischio di essere sbalzati in aria da un toro, o di essere sbranati da un leone, ed alcuni incontri lasciano ben poche possibilità di sopravvivenza. Ne è prova il fatto che ai tempi di Nerone l'impresa finale richiesta ad un gladiatore che voleva la libertà era quella di uccidere - da solo - un elefante.
Gli animali non possono entrare nell'arena dalle normali entrate, pertanto vengono tenuti in gabbie che sono sollevate da argani sino ai cubicoli posti tutt'intorno al podium. Se le bestie si rifiutano di entrare nell'arena, alcuni inservienti (magisteri) usano delle torce per farle uscire. L'elemento comune a tutte le venationes è la presenza di animali; ciò non significa necessariamente che vengano massacrati, ed infatti possono svolgere anche altri ruoli: Cesare, ad esempio, fu il primo a portare una giraffa a Roma, con grande stupore dei cittadini; Augusto mise in mostra animali esotici e strani, inviati a questo scopo dai governatori delle province. Tuttavia, la normale caccia prevede che le bestie combattano l'una contro l'altra, o contro degli uomini. - MODALITA' -
La venatio aveva un rituale che i romani rispettano nei minimi: - LA LOTTA - Le fiere liberate nell’arena vengono affrontate dai venatores o dai bestiarii, rispettivamente gladiatori cacciatori e condannati a morte. >> Le catervae, ovvero i mucchi di bestiarii vengono portate nell’arena ed esposte ai denti e alle grinfie delle belve dalla lancia del venator e legati a pali sono spesso lasciati in balia di queste.
>> Il venator, invece, scelta la fiera da attaccare o da cui difendendersi , aspetta la spinta data dallo slancio dell’animale per infilzarla con l’aguzza punta della lancia .Se il colpo riesce, la belva trafitta stramazza a terra , in caso contrario se il venator non riesce ad evitare la fiera, questa, portata dallo slancio del balzo gli ricade addosso e lo dilania con unghie e denti. Il cacciatore vincitore sulla fiera ottiene premio e congedo: crumena e rudis.
- LA FINE - L’incontro può considerarsi finito solo quando tutte le fiere sono state abbattute e in quel momento il cacciatore lascia l’anfiteatro tra le ovazioni del pubblico ammirato e, passando per la Sanavivaria porta rientra nella caserma per ricevere, se ferito, le prime cure.
Il cacciatore morto sotto l’attacco della fiera, invece, viene trascinato nello spoliarium dell’anfiteatro e constatatane la morte, viene portato nella fossa comune per esservi sepolto senza onori e senza rito poiché persona inhonesta. Quando una persona scende nell’arena, infatti, perde ogni sorta di onori e diritti , perciò il trattamento è lo stesso per tutti, nobili e non. A combattimento concluso le fiere vengono squartate dagli scissores, i macellai , che poi ne distribuiscono le carni tra gli spettatori. Le venationes terminano solitamente con lo spettacolo degli animali ammaestrati. La popolarità delle cacce è enorme, poiché la caccia è lo sport dei nobili, e rappresenta una prova di coraggio per i professionisti che vi partecipano. |
DAMNATIO AD BESTIASLa pena di morte è talvolta aggravata dalla damnatio ad bestias, cioè ad essere divorati da bestie feroci. Il condannato è in genere legato ad un palo e spinto verso le bestie (un ulteriore punizione consiste nell'impiegare animali di piccola taglia, così che la sofferenza sia prolungata). |
SILVAESe già le venationes sono una parodia della vera caccia, ispirata dal gusto romano per la riproduzione e l'imitazione del reale, vi sono degli spettacoli che superano anche queste fantasie, e sono tipici del sentimento dei Romani verso la natura. Nelle silvae, pittori, scenografi e registi ricostruiscono un finto scenario nell'arena, con alberi e cespugli, tale da somigliare ad una foresta popolata da animali, che in questo caso non devono essere per forza massacrati. Questo atteggiamento estetico ha un parallelo nella poesia, quando Orazio si lamenta della frenetica vita della città e ci racconta di quanto sarebbe piacevole starsene in una casetta in campagna, attizzando il caminetto, bevendo del buon vino e prendendosela comoda. Nerone riprodusse nella sua residenza diversi scenari: un laghetto con finti villaggi marinari, ninfei, una falsa campagna con animali che vi scorrazzavano..., e persino il nostro Imperatore Traiano, nella sua enorme residenza vicino a Tivoli, si è fatto costruire copie dei più famosi edifici e meraviglie del mondo.
Una versione meno delicata della silva è la ricostruzione di un episodio mitologico, in cui "l'attore", che è un condannato a morte, muore in realtà sulla scena. In questo caso viene riprodotto lo scenario del racconto mitologico, dove la fine dell'eroe - sbranato dalle fiere o bruciato vivo - è messa in scena ma al tempo stesso è terribilmente reale, essendo la vera morte di un uomo.
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